Il progetto di Stefano Boeri Interiors sugli ambulacri meridionali restituisce leggibilità al monumento attraverso la pietra di Tivoli 

Una nuova pavimentazione in travertino e una sequenza di elementi lapidei che evocano i pilastri perduti restituiscono oggi una lettura più chiara del Colosseo. Il progetto, firmato da Stefano Boeri Interiors, conclude un lungo intervento di riqualificazione degli ambulacri sud dell'Anfiteatro Flavio e riporta in evidenza il rapporto originario tra il monumento, la sua base e lo spazio pubblico circostante, attraverso il recupero delle quote antiche e dell'impronta dei sostegni originari. 

Il progetto affida proprio al travertino il compito di restituire struttura, misura e percezione. Rimossi i sanpietrini ottocenteschi, la nuova pavimentazione è stata posata alla quota originaria dell'Anfiteatro in età flavia, utilizzando travertino di Tivoli, proveniente dallo stesso bacino materiale dell'opera antica. I blocchi moderni sono stati collocati a partire dallo schema originario, ricostruendo le impronte lasciate da quelli antichi dopo la spoliazione e seguendo come riferimento i tratti ancora esistenti. Le lastre che compongono la nuova superficie sono state inoltre posate su massetti progettati per proteggere le strutture archeologiche sottostanti, mediante adesivi specifici a base di calce compatibili con il materiale lapideo. 

Non si tratta quindi di una semplice sostituzione superficiale, ma di un gesto che riattiva la continuità materica tra il monumento e il suo suolo. Come ha spiegato Boeri ad Artribune, "da oggi in poi chi arriverà e entrerà sopra questa superficie in travertino si sentirà dentro il monumento". E ancora, la nuova pavimentazione restituisce "la percezione della scala originaria del monumento", permettendo al visitatore di tornare a leggere l'anfiteatro non solo come rovina isolata, ma come spazio architettonico nuovamente attraversabile e comprensibile. 

L'area interessata, sul lato meridionale dell'edificio, occupa una porzione in cui l'anello esterno del Colosseo risultava da tempo compromesso da crolli, spoliazioni e trasformazioni successive. Quando l'anfiteatro era in funzione, qui si sviluppavano gli ambulacri che convogliavano il pubblico verso gli accessi e le gradinate, regolando i flussi degli spettatori all'interno del monumento. Il recente intervento si inserisce in una più ampia operazione di recupero avviata negli anni precedenti e, tra il 2021 e il 2024, è stato preceduto da una campagna di indagini archeologiche su un'area di circa 1.300 metri quadrati, finanziata con fondi compensativi legati al cantiere della Metro C. 

Lungo la curva della piazza sono stati collocati 44 elementi lapidei rialzati, alti circa 40 centimetri, che traducono in forma astratta l'impronta dei pilastri scomparsi, mentre nella pavimentazione ricompaiono i numeri romani che in antico guidavano gli spettatori verso i diversi ingressi. Il progetto lavora così su una soglia sottile ma decisiva: non ricostruisce mimeticamente ciò che non esiste più, ma usa la pietra per rendere nuovamente leggibile il ritmo del costruito perduto. 

Inoltre, come ha osservato Boeri, la nuova superficie in travertino, in un tempo che non può essere misurato con precisione, tornerà a somigliare alle preesistenze, ristabilendo un rapporto materico immediato con il monumento. In questo senso, il progetto non si limita a restaurare un brano urbano, ma propone anche una diversa idea di fruizione del patrimonio: "un modo di democratizzazione del rapporto con l'archeologia", secondo Boeri, che restituisce al pubblico uno spazio vivo e accessibile, a diretto contatto con la storia costruita della città. 

In un contesto ad altissima densità storica, la pietra torna così a svolgere il proprio ruolo più profondo: non decorare, ma dare forma a una relazione tra materia, memoria e uso pubblico. 

Immagini: fotografie di Simona Murrone, Parco Archeologico del Colosseo.