Un frammento di marmo, scelto e scolpito da Mattia Bosco, diventa un NFT con il Corriere della Sera.

Anche la pietra può diventare digitale. È questa l’idea che anima Sezione Aurea 35, l’opera in marmo Palissandro Black di Mattia Bosco scelta per la copertina de la Lettura del Corriere della Sera e trasformata in una creazione certificata NFT. Un lavoro che prende la fisicità della materia grezza, la astrae in forme perfettamente modellate e la eleva leggerezza del virtuale, mantenendo intatto il legame profondo tra uomo, natura e tempo.

Bosco, nato a Milano nel 1976 e attivo tra la città e la Val d’Ossola, inizia sempre il suo lavoro in cava, tra cumuli di pietre di scarto. Sono blocchi dimenticati, frammenti che per l’artista custodiscono una forma potenziale, una voce ancora da liberare. Da quell’incontro prende vita il primo gesto di scultura: il taglio che dà alla pietra una base e una verticalità, “la posizione eretta raggiunta dalla specie umana in milioni di anni di evoluzione”.

Gli studi di filosofia hanno alimentato la visione profondamente poetica di Bosco: per lui, la ruspa è un “dinosauro che cerca di raccogliere un fiore senza danneggiarlo”, e la scultura stessa “non è un atto creativo”, ma “un atto collaborativo, un corpo a corpo tra due pezzi di mondo, tra me e una pietra”.

L’adesione completa dell’artista al materiale della pietra naturale è fondata nella sua concezione infinitamente ampia del tempo, che la pietra incarna come nessun altro medium: “ Io sono soltanto l’ultimo degli agenti di questa trasformazione, al pari degli agenti atmosferici”. Sezione Aurea 35 porta nel titolo la chiave concettuale del progetto: la proporzione divina che governa la natura, l’armonia invisibile alla base di tutto l’universo.

Il lavoro quindi non è mai un atto di forza da parte dell’uomo sulla pietra: Bosco cerca di intervenire quanto basta, con la levigazione di superfici perfette e il loro rivestimento in oro zecchino, per valorizzare il frammento di marmo in quanto tale e ricavarne la perfezione insita. Nelle sue opere la pietra non viene plasmata, ma ascoltata: l’artista ne svela le tensioni interne, lasciando emergere una forma che sembra già presente nella materia. Proprio come il maestro Michelangelo, non fa che “Levar il superfluo dal blocco di marmo per liberare la statua già presente”. È un lavoro di dialogo e rivelazione, in cui la bellezza nasce dal rispetto per l’origine minerale del mondo.

Nell’edizione speciale de La Lettura del Corriere della Sera #724 del 12 ottobre questa dialettica tra peso e luce, tra materia e spirito, si estende nel linguaggio del virtuale. Il blocco di marmo scolpito e filmato da Bosco si trasforma in un NFT certificato su blockchain: un nuovo modo per custodire la memoria della pietra e del suo processo di trasformazione.