Nel sito UNESCO di Siracusa-Pantalica, il padiglione di Leopold Banchini rilegge l’abitare preistorico attraverso materiali locali e memoria del paesaggio.
Da Siracusa-Pantalica una riflessione sull’abitare primario prende la forma di una micro-architettura costruita con pietra, legno e materiali del territorio. È il progetto Asympta, firmato dallo studio svizzero Leopold Banchini Architects, e si tratta di un padiglione capace di evocare le architetture domestiche sconosciute delle società preistoriche della Sicilia orientale.
Collocato entro il paesaggio UNESCO di Siracusa e Pantalica, il progetto nasce infatti da una domanda tanto semplice quanto radicale: se la necropoli di Pantalica, con le sue oltre quattromila tombe scavate nella roccia, racconta la dimensione della morte, che cosa sappiamo invece degli spazi dei vivi? Proprio da questo vuoto storico prende forma Asympta, pensata come una “micro-architettura speculativa” che riflette non sulla necropoli nota, ma sul paesaggio abitativo in gran parte perduto della civiltà preistorica della valle dell’Anapo.
Il tema interessa da vicino anche la filiera lapidea, perché il progetto non usa la materia come semplice decorazione, ma come principio costruttivo e culturale. Banchini ha spiegato al magazine Dezeen (che recentemente ha scritto del padiglione) che “tutti i materiali del progetto sono attualmente e facilmente disponibili sul posto”: le pietre di fondazione provengono da una cava vicina di calcare Pietra Pece, il legno è locale e assemblato con giunzioni tradizionali, mentre gli elementi di copertura sono tagliati nella lava dell’Etna. Una scelta che restituisce alla pietra un ruolo primario: struttura, radicamento, geografia.
La doppia forma asintotica del padiglione richiama, da un lato, il cono vulcanico che domina il paesaggio della Sicilia orientale e, dall’altro, il profilo di scavo delle latomie, dove la pietra veniva estratta fin dall’antichità. In questo equilibrio tra emersione e sottrazione, tra massa e vuoto, Asympta suggerisce come il progetto contemporaneo possa ancora nascere da una lettura profonda del territorio e delle sue risorse.
Non è casuale che Banchini definisca l’opera “una speculazione su una possibile architettura nata da questo paesaggio unico”. Il padiglione, temporaneo per natura, accoglie incontri, soste, conversazioni informali e momenti di riflessione, trasformando una struttura minima in uno spazio pubblico intimo. Già installato a Ortigia nel 2025 nell’ambito del COSMO Festival, il progetto è destinato a essere reinstallato in luoghi diversi, mantenendo vivo il dialogo tra architettura, comunità e paesaggio.
Per chi guarda al mondo della pietra, Asympta offre un’indicazione chiara: il materiale lapideo continua a essere contemporaneo quando torna a misurarsi con il luogo, con il tempo lungo della geologia e con l’intelligenza del costruire, come possibilità concreta di progetto.










