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Potente, dinamica e allo stesso tempo leggera, la scala in marmo d’Aurisina con i suoi gradini apparentemente sospesi nel vuoto è il fulcro del negozio Olivetti, progettato dal maestro Carlo Scarpa nell’ala delle Procuratie Vecchie, in piazza San Marco a Venezia.

Commissionato da Adriano Olivetti nel 1957 e inaugurato nel 1958, il progetto si sviluppa lungo un itinerario visibile fin dalle grandi vetrine affacciate sul portico delle Procuratie. Per la sua realizzazione Scarpa mescolò, grazie a raffinate e sapienti tecniche costruttive, marmi e pietre, marmorini e superfici in calce e a mosaico, diverse essenze di legno, metalli e cristalli, “così da incastonare nella quinta della platea marciana una vera e propria boîte à malice”. Oltre al marmo di Aurisina per la scala, la ricerca dei materiali operata dal maestro accosta palissandro, teak africano, metalli e pietre che convivono con la tradizione veneziana di stucchi e mosaici rivisitati in chiave moderna.

Dall’atrio animato da un Nudo di Viani in bronzo dorato posto su una vasca in marmo nero del Belgio, si accede all’ambiente principale che conduce alla scala, composta da scalini scolpiti sovrapposti gli uni agli altri. Una volta saliti si aprono i due ballatoi al piano superiore, sede di piccoli ambienti d’ufficio e di parte dell’esposizione delle storiche macchine da scrivere e di calcolo Olivetti.

Carlo Scarpa, scrive Patrizia Piccinini nel recente volume “Carlo Scarpa. Oltre la materia”, da lei curato insieme al fotografo Lorenzo Pennati per Rizzoli, «È uno dei pochi architetti capace di generare forti emozioni. Quando entri in uno dei suoi spazi avverti subito la magia dei volumi, della materia e della luce. Te ne accorgi quando attraversi per la prima volta la porta del Negozio Olivetti di Venezia, con quella scala così potente ma allo stesso tempo leggera o ammiri la sala scarpiana del Museo Gipsoteca Canova di Possagno, inondata di luce. Ogni progetto pare immerso in una atemporalità sospesa, in cui la potenza dell’architettura si riverbera su linee, superfici e volumi, conferendo all’insieme la classicità monumentale propria dei templi greci».

Dopo anni di incuria e abbandono, il progetto di Carlo Scarpa è tornato alla città nel 2011 grazie all’intervento di Assicurazioni Generali, dietro sollecitazione del FAI.

Crediti foto: Lorenzo Pennati
di Sabrina Sciama

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