La pietra non è solo un materiale da costruzione, ma può diventare la base per immaginare nuovi modi di abitare.
L’Italia custodisce un patrimonio architettonico diffuso, ancora tutto da riscoprire: quello degli insediamenti montani storici e dei progetti contemporanei che ne rinnovano il senso e l’utilità. Piccoli borghi, grandi idee. Qui l’architettura diventa essenziale, innovativa, profondamente connessa al territorio. Un approccio che punta a rigenerare con rispetto, minimizzando l’impatto ambientale ed economico.
È questa la visione che guida all’Insù, il Festival ideato dalla Comunità Montana di Valle Camonica e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Dal 4 al 12 aprile 2025, la Valle sarà attraversata da incontri, mostre, premi, visite guidate e seminari dedicati all’architettura contemporanea in montagna.
Luoghi simbolo come il centro congressi di Darfo Boario Terme, firmato da Vittorio Gregotti, e l’ex centrale idroelettrica di Cedegolo progettata da Gio Ponti, diventeranno spazi di confronto e visione. L’8 aprile sarà presentato in anteprima un docufilm sull’Hotel Paradiso, sempre di Ponti, con la partecipazione di Salvatore Licitra, fondatore dei Gio Ponti Archives e nipote dell’architetto.
Accanto ai grandi nomi, il Festival guarda al futuro: le Residenze Eroiche offriranno a dieci giovani architetti un’occasione concreta di formazione e sperimentazione. Il Premio Abitare Minimo in Montagna, con mostra e catalogo, darà visibilità a progetti che valorizzano la montagna con leggerezza e intelligenza.
In questo contesto, la pietra cambia significato. Non è solo materia: è relazione. Nei borghi montani smette di essere simbolo di potere o monumentalità, per diventare parte viva del paesaggio. Qui, costruire significa ascoltare. Le pietre dei muri parlano con quelle delle montagne: non per dominarle, ma per viverci insieme.





