Nelle magnifiche Terme di Diocleziano a Roma si potrà visitare fino al 4 maggio 2025 una mostra personale del famoso scultore inglese Tony Cragg, che pone i materiali al centro del suo lavoro

Il complesso monumentale del IV secolo diventa contenitore del lavoro di Tony Cragg, uno degli scultori contemporanei più apprezzati a livello internazionale. Esplorando il rapporto tra materiale e forma, utilizza materiali sia innovativi che tradizionali per incarnare forme astratte che spesso prendono ispirazione dal corpo umano, distorto e alterato. Nella mostra romana un imponente busto in travertino diventa il fulcro della mostra, in dialogo tra il contemporaneo e l'antico. 

Il cuore di Roma ospita la mostra di uno degli scultori contemporanei più apprezzati a livello internazionale in una location più che all'altezza del contenuto in questione. La personale di Tony Cragg (Liverpool, 1949) Infinite forme e bellissime, presentata dal Museo Nazionale Romano e curata da Sergio Risaliti e Stéphane Verger, occupa infatti il complesso monumentale delle Terme di Diocleziano, risalente al IV secolo.  L'artista è noto per la sua dedizione nei confronti delle qualità puramente fisiche della scultura, intese come rapporto tra materiale e forma. Il curatore della mostra Sergio Risaliti parla di una "ricerca di forme sempre inedite e sconcertanti, assieme a tecniche e materiali che lui studia e sperimenta con la curiosità e sapienza di uno scienziato-alchimista".  "L'arte è l'unica disciplina che usa la materia e i materiali in senso non utilitaristico, solo per creare nuove forme, nuove idee, nuove emozioni" aggiunge l'artista stesso.  

Dopo un esordio con assemblaggi di oggetti di scarto (objets trouvés in gergo artistico), dagli anni Settanta la ricerca di Cragg è stata quasi completamente votata a materiali tradizionali, in primis il bronzo, il legno e la pietra. Questi non sono solo un mezzo per dare corpo a un soggetto, ma sono il soggetto stesso delle opere, le cui forme apparentemente astratte hanno l'obiettivo di evidenziare le qualità estetiche e strutturali dei materiali in questione. Apparentemente astratte perché in realtà spesso il punto di partenza è il corpo umano, fulcro della storia della scultura, che nella pratica dell'artista viene però distorto, moltiplicato e alterato al punto di diventare quasi irriconoscibile.

In mostra si trova un'eccezione notevole a questo modus operandi, che non a caso è anche un'eccezione a livello materico: si tratta dell'opera Untitled (2019), un imponente busto alto più di un metro, l'unico pezzo in pietra dei 18 esposti. La scultura, che pesa 600 kg, è infatti di un travertino la cui trama contrasta decisamente con le superfici monocromatiche e opache delle altre opere in bronzo, acciaio o fibra di vetro o con la texture uniforme di quelle in legno. Si tratta anche dell'unico pezzo senza un titolo (gli altri sono invece molto eloquenti: Caught Dreaming, McCormack, Red Figure, Lost in Thought, Points of View per esempio), paradossale quando è l'unico con un chiaro soggetto – un volto leggermente deformato ma con un profilo in stile classico subito identificabile.  

Se gli spazi delle terme sono perfetti per accogliere le grandiose e dinamiche sculture di Cragg, è certo che queste generano un – voluto e riuscito – conflitto col proprio contesto. Untitled (2019) si assume allora il compito di essere l'unico punto di contatto tra questi due mondi, quello contemporaneo delle forme astratte e eteree e quello antico dell'architettura e scultura nobile e massiva. La scelta di esporre una sola opera in pietra non può non essere intenzionale, vista la frequenza con cui l'artista lavora col materiale e il diretto rapporto simbolico con la storia della città che ospita la mostra; il busto viene così caricato di grande importanza e diventa il fulcro di tutta l'esposizione, valorizzando differenze e somiglianze tra due sfere artistiche così lontane ma sempre affascinanti.  

Come spiega Risaliti, "Cragg ha una sensibilità speciale e una conoscenza della storia dell'arte solida, e per questo riesce a entrare in sintonia con gli ambienti che accolgono le sue sculture, riuscendo a far risuonare le sue forme nei nuovi contesti senza provocare disagio e cacofonia. Questo è il segno che la sua ispirazione viene da lontano, anche se è decisamente radicata nel presente", il che è forse un prerequisito per chiunque voglia affrontare al giorno d'oggi la scultura attraverso un materiale nobile e carico di significato come il travertino e farla dialogare con le origini della propria storia, ossia con il classicismo che trasuda dalle ampie aule – originariamente rivestite di marmo bianco – delle Terme di Diocleziano.  

Per saperne di più visita il sito https://museonazionaleromano.beniculturali.it/evento/tony-cragg-infinite-forme-e-bellissime/  

Photo Credit: Monkeys Video Lab