Premiato con il Marmomac Best Communicator Award 2025, l’artista celebra con l’ironia la forza simbolica del marmo di Carrara.

Lo scorso 26 settembre, Maurizio Cattelan ha inviato a ritirare il premio Marmomac Best Communicator Award 2025 la sua testa di marmo. Durante la premiazione è stato proiettato il video che documenta il lavoro del robot sul ritratto dell’artista, accompagnato dal commento audio di Cattelan: «Sono sinceramente lusingato. Non potendo essere lì di persona, ho deciso di mandare la mia testa scolpita da un robot. […] Io, intanto, mi prendo il merito». Un gesto che sintetizza perfettamente la sua ironia tagliente e il rapporto sempre ambiguo con l’autorialità. L’opera, realizzata in marmo di Carrara attraverso l’impiego di robotica avanzata, ha accolto il riconoscimento assegnato all’artista per l’uso del materiale in due sculture della sua mostra Seasons, visitabile a Bergamo fino al 26 ottobre.

«Le sue opere — ha dichiarato la giuria — rappresentano non solo un momento di riflessione sulla ciclicità della vita e della storia, sulle trasformazioni dell’individuo e della società, ma sono frutto di una straordinaria sinergia tra intuizione artistica e tecnologia robotica avanzata, capace di suscitare un forte impatto comunicativo e simbolico».

Il marmo torna così al centro del percorso di un artista che già a partire da All (2007) e poi col celeberrimo dito medio in Piazza Affari a Milano L.O.V.E. (2010) aveva scelto questo materiale per confrontarsi con la sua tradizione millenaria. Un filo che arriva fino alle opere Bones November, parte della mostra bergamasca.

In un’intervista con Silvia Nani per il Corriere della Sera l’artista ha spiegato: «Il marmo porta con sé un peso simbolico enorme: la storia dell’arte, l’idea di eternità, di monumentalità. Usarlo significava confrontarmi con quella tradizione, ma anche piegarla a un racconto diverso».

L’artista sottolinea come il materiale non sia mai neutro, ma imponga un tempo e una resistenza: «Il tempo del marmo non lo comandi. […]Ll’illusione è quella di sfidare i secoli. La forza vera nasce quando concetto e materia si contraddicono». Infatti, nelle due opere recenti, la materia stessa viene tradita e reinventata: «In Bones il marmo diventa un corpo fragile: un’aquila collassata che racconta la caduta del potere invece della sua gloria. In November il marmo si trasforma in acqua e in un monumento paradossale». Così Cattelan «tradisce la sua stessa tradizione. Da simbolo di eternità e grandezza diventa veicolo di ironia, fragilità, perfino volgarità».

Accanto al premio a Cattelan, una menzione speciale è stata assegnata al regista – videoartista Yuri Ancarani per Il Capo, cortometraggio girato quindici anni fa nelle cave di Gemeg e presentato alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia, un lavoro che ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo la durezza e la poesia del lavoro in cava.