Una parte del film più discusso del 2024 si svolge nelle cave di Carrara, in una lode a un materiale unico e internazionale
Nel film dell'anno The Brutalist di Brady Corbet, l'architetto protagonista, pur essendo votato al cemento grezzo, porta il committente riluttante a scegliere il blocco di pietra che diventerà l'altare al centro del suo grande progetto. Il film si allontana dagli Stati Uniti per una parentesi onirica e mozzafiato girata in una bianchissima cava di marmo a Carrara.
Che cosa ha a che fare il marmo di Carrara con un film su un brutalista — che per definizione lavora con il béton brut, il cemento a vista — proveniente da Budapest e immigrato negli Stati Uniti? Evidentemente l'aura della pietra naturale non ha confini: di sicuro ha raggiunto il regista Brady Corbet, trentaseienne dell'Arizona, che cercava da anni di ottenere il permesso per girare all'interno delle cave di Carrara. Finché per caso non ne ha parlato con l'attore protagonista del suo ultimo film, Adrien Brody, che ha rivelato di essere un caro amico del proprietario di una delle cave. Ed ecco spiegato l'improvviso passaggio a metà di The Brutalist dai paesaggi rurali della Pennsylvania alle iconiche Alpi Apuane, in particolare al monte Bettogli, dove si estraggono i marmi Statuario e Calacatta.
Brody interpreta László Toth, il titolare architetto brutalista ebreo sopravvissuto alla persecuzione antisemita. Il film, che segue la storia del suo arrivo in America e della travagliata gestazione del suo progetto più importante, ha vinto il Leone d'Argento per la regia a Venezia, tre Golden Globe e tre Oscar. Com'è prevedibile, l'imponente progetto al centro dell'epopea è interamente in calcestruzzo grezzo (Toth quasi aggredisce il direttore dei lavori che propone di rivestire l'edificio). Ma l'altare della cappella del complesso, unica eccezione a tale rigore e vero cuore del progetto, è un monolite di marmo bianco. Toth è intransigente: dev'essere marmo italiano, che si illuminerà come nessun altro materiale quando la luce solare lo colpirà, proiettata da una fessura nel soffitto a forma di croce.
Così, nella sezione del film più scenografica, l'architetto e il committente si recano a Carrara per selezionare di persona il blocco da utilizzare. Il magnate, recalcitrante per il lungo viaggio intercontinentale e la faticosa scalata fino alla cava, viene immediatamente ammaliato quando si trova faccia a faccia con quello che i Romani chiamavano marmor lunensis, per la lucentezza simile a quella lunare. Dopo che la loro guida italiana inumidisce un blocco di pietra per rivelarne la luminosità e le venature, l'americano, rimasto senza parole, ne sfiora la superficie e vi appoggia l'orecchio, come se si trattasse di un corpo umano, e per un istante sembra di udire un battito cardiaco. In un film pieno di ostilità e tensione è un momento di quiete magica e surreale, quasi onirica per il paesaggio bianco della cava immerso nelle nuvole dello stesso colore. In un istante, oltre ogni conflitto e problematica, il materiale unico palesa la linea diretta tra il progetto di Toth, il David di Michelangelo e il Colosseo romano, validandone l'esistenza agli occhi della storia.
Immagini: https://www.universalpictures.it/micro/brutalist
Credit: Universal Pictures


