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Collezionare capolavori

Sono 92 le opere greco-romane selezionate tra i marmi della collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche.

Un racconto che ripercorre la storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, partendo dal Museo Torlonia, inaugurato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia – al cui allestimento aveva collaborato anche lo studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann, celebrato al suo tempo come il maggiore archeologo del sec. XVIII – per arrivare agli inizi del Novecento.
La mostra I marmi Torlonia. Collezionare capolavori, allestita a Roma negli spazi recuperati della Villa Caffarelli, adiacente ai Musei Capitolini, in programma fino al 29 giugno 2021 (attualmente chiusa in seguito al dpcm del 3/11 us) restituisce visibilità a queste opere in marmo, restaurate a cura della Fondazione Torlonia con il contributo di Bvlgari. L’allestimento, a cura di David Chipperfield Architects Milano mette in scena sia la varietà dei marmi Torlonia sia la stratificazione del Mons Capitolinus.

“All’eccezionalità dei materiali esposti – spiega l’architetto – si aggiunge il fatto che essi hanno conservato restauri e integrazioni storiche, riflettendo il gusto e l’uso di epoche in cui i reperti mutili venivano ‘completati’, nelle parti mancanti, anche ricorrendo all’abilità di famosi scultori del tempo”. Non si tratta quindi solo di una panoramica sul collezionismo ma di un approfondimento sulle pratiche di restauro, che si chiude in maniera emblematica con la statua di un Ercole composto da 125 frammenti di marmo.

La mostra è a cura di Salvatore Settis che definisce quella del Museo Torlonia la più rappresentativa collezione privata di arte antica di Roma, la città che più ne è ricca. Ripercorrendo la storia relativamente recente del collezionismo e dei musei, Settis spiega: “Il punto di partenza di questa storia è un’assenza, un vuoto: quella fase storica di oltre mille anni, durante la quale non vi fu alcun collezionismo, anzi molte migliaia di sculture antiche giacevano indisturbate nelle rovine di Roma.
Talvolta un capitello, un fregio, un sarcofago venivano faticosamente prelevati per essere riutilizzati (di solito in una chiesa) per architetture o tombe di prestigio, ma assai più spesso i marmi venivano strappati alle rovine più per farne calce che per ammirarne la bellezza o intenderne il senso.
La transizione da una situazione come questa a un orizzonte culturale opposto, nel quale le sculture antiche vennero raccolte ed esposte con onore nelle private dimore, è tutt’altro che ovvia; ed è importante intenderla bene, perché è da quel primissimo collezionismo privato che sarebbero nate nel tempo prima le collezioni principesche e sovrane e poi i musei pubblici, fino a quelli oggi in auge. Perché, per quanto possa parerci oggi ovvia, l’istituzione-museo ha poco più di due secoli di vita”.

http://torloniamarbles.it

Crediti immagini Fondazione Torlonia/Electa/Bulgari. Ph. Oliver Astrologo

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