Un focus sul letto Arcobaleno degli Archizoom, che presenta sia un lenzuolo con il volto di Bob Dylan che dei comodini in marmo verde

In occasione della presentazione del collettivo su Domus nel 1967, gli Archizoom hanno progettato quattro letti in scala 1:10, utilizzando il loro tipico linguaggio eclettico in un esercizio di design radicale che impiega anche l’iconica pietra toscana per il suo percorso nella storia dell’architettura, dal romanico al moderno.

In occasione dell’uscita al cinema, il 23 gennaio, del film su Bob Dylan A Complete Unknown, la prestigiosa rivista di architettura (e molto altro, come in questo caso) Domus ha pubblicato un articolo che raccoglie la “Bob Dylan-mania” in 10 opere e oggetti di design. Tra questi spicca il letto Arcobaleno degli Archizoom grazie al lenzuolo con il volto del cantante, la testiera a forma di arcobaleno, un meccanismo rotante per regolare i cuscini e due cubi di marmo verde per comodini.

L’accostamento esplosivo di elementi così espressivi e contrastanti è la firma degli Archizoom, collettivo di architetti e designer italiani fondato a Firenze nel 1966 da Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello e Massimo Morozzi. Il loro grande impatto si deve alla capacità di fondere arte, industria e politica in progetti tanto visionari quanto ironici che hanno segnato la storia dell’architettura e del design moderno, come l’utopica No-Stop City (1970; città infinita di elementi standardizzati) e l’iconica poltrona Superonda (1967; unico blocco in poliuretano a forma di S).

Nel 1967 Ettore Sottsass incaricò ciascuno dei membri del collettivo di progettare un letto in scala 1:10 per presentare il gruppo nel numero 455 di Domus. Gli Archizoom diedero allora sfogo alla fantasia, impiegando metallo, animali impagliati, lampade fantascientifiche, icone pop e, appunto, il marmo. Non solo per i comodini: talvolta anche pareti e pavimenti sono in pietra, e la stanza del letto Arcobaleno presenta anche uno scalone ricavato apparentemente da un monumentale blocco di marmo verde.

Questo materiale inconfondibile, insieme alla pietra alberese o al marmo di Carrara, compone la bicromia che è uno dei capisaldi dell’architettura romanica toscana, onnipresente anche a Firenze (dove nasce Archizoom), in primis nel Duomo, nel Battistero e nella facciata di Santa Maria Novella.
Ma lo stesso marmo verde di Prato fu utilizzato poi da Mies van der Rohe in diversi progetti fondamentali, dalla Neue Nationalgalerie di Berlino al Padiglione di Barcellona: da quel momento il materiale è entrato a far parte dell’immaginario appartenente al modernismo, ed è presumibilmente in questa accezione che il collettivo lo affianca a Bob Dylan.

Gli Archizoom attraverso i loro progetti ideali interpretavano la società del consumo e dell’immagine, rispondendo – citando Andrea Branzi – con una “oggettualità aggressiva, chiusa, di opposizione, che si impone sull’ambiente circostante grazie alla potenza del suo linguaggio”. Impiegando il marmo verde non solo omaggiano un materiale vicino alle loro origini toscane, ma riaffermano il suo indiscusso potere di icona culturale.

Fonte articolo e immagini: https://domusweb.it/it/design/2025/01/16/bob-dylan-oggetti-design.html