Una semplice installazione per rappresentare il potenziale ecologico e formale dei mattoni in pietra

Alla Clerkenwell Design Week 2024 di Londra lo studio Artefact realizza un piccolo padiglione che illustra il ciclo di produzione dei mattoni di pietra a partire da blocchi di pietra residui. Commissionato da due produttori di pietra britannici, il progetto è accompagnato da uno studio dell’impronta di carbonio del nuovo prodotto, da 3 a 5 volte minore a quella di un normale mattone in argilla cotta. 

È sempre più diffusa la consapevolezza che la pietra naturale sia per sua stessa natura un materiale di costruzione più sostenibile di tante delle alternative. Questo in primis perché non necessita di essere prodotta, ma solo estratta e lavorata; una differenza sostanziale nel calcolo dell’impronta di carbonio. È questo il messaggio alla base dell’installazione Brick from a Stone, realizzata a Londra in occasione della Clerkenwell Design Week 2024 ad opera dello studio londinese Artefact su commissione dei fornitori britannici di pietra Albion Stone e Hutton Stone. 

Il progetto è semplice e diretto: sei colonne alte tre metri che reggono una tettoia e poggiano su un basamento di blocchi di pietra grezza e lastre dello stesso materiale che funziona da panca – con tanto di scodella incorporata per i cani, come citazione degli storici abbeveratoi per i cavalli tipici inglesi. L’opera vuole infatti richiamarsi alla tradizione costruttiva inglese, in particolare agli edifici in muratura: per questo le colonne sono realizzate in mattoni, 144 l’una. Ma la peculiarità di questi ultimi, che dà il titolo al progetto stesso, è che sono mattoni di pietra: pietra di Portland prodotta dalla Albion e arenaria dalla Hutton. 

L’installazione è quindi molto più di un gradevole intervento utilitario ed estetico, ma una rappresentazione del processo da cui si ottengono pregiati mattoni di pietra a partire da blocchi di pietra unloved, cioè residui da altre lavorazioni o unità con imperfezioni. Il The Guardian afferma che si tratti di “un’installazione che potrebbe scuotere le fondamenta dell’industria costruttiva”. Marcus Paine, direttore generale di Hutton Stone, spiega che “stiamo trasformando il nostro surplus sempre crescente di quella che viene chiamata pietra imperfetta in un materiale da costruzione a basso carbonio”. “Poiché ridurre il carbonio incorporato negli edifici è diventato una priorità, ci aspettiamo che gli architetti siano attratti dalle credenziali di sostenibilità di questi mattoni in pietra”, aggiunge Michael Poultney, direttore generale di Albion Stone. Daniel Marmot, direttore di Artefact, afferma infine che “l’opera accenna al potenziale di creare un nuovo vernacolo a basso carbonio per gli edifici in muratura nel Regno Unito”. 

L’impronta di carbonio del padiglione è equivalente a circa un terzo di quella di un laptop medio, o a meno di un quarto di quello che sarebbe se fosse stata costruita con mattoni tradizionali in argilla cotta. La progettazione è infatti stata accompagnata da degli studi quantitativi di sostenibilità: Brick from a Stone è stato costruito con 864 mattoni in pietra, con un’impronta di carbonio totale di 142,56 kg CO2e; con mattoni in argilla cotta, l’impronta sarebbe stata di circa 613,44 kg CO2e. La loro impronta di carbonio è stimata in 42,6 kg CO2e per m², l’equivalente di cinque mattoni in pietra Portland o 3,5 in arenaria. Il tutto con l’aggiunta del valore estetico e simbolico della pietra naturale, che non si può calcolare. 

Per saperne di più visita il sito https://artefact-studio.com/Brick-from-a-Stone 

Photo Credit: Ivan Jones