Lo studio berlinese Christoph Hesse Architects sceglie la pietra naturale per costruire un luogo “protettivo ma aperto” insieme alla comunità locale

“L’architettura può dare potere alle persone per plasmare le proprie comunità mentre ristabilisce un equilibrio con la natura?” si chiedono i Christoph Hesse Architects. La loro risposta è il progetto della cappella piccola di un villaggio tedesco, realizzato insieme agli abitanti con materiali scelti in base a “sostenibilità, disponibilità e durabilità”, primo dei quali è l’arenaria.

Dodici pilastri, alti 6 metri, disposti ellitticamente, composti da 3960 blocchi di arenaria. Un tetto in acciaio, che lascia una fessura rispetto al perimetro delle colonne, dal quale pendono una trave in quercia, dove poggiare le candele, e dei rampicanti. In questo consiste Open Chapel, progetto di una piccola aula sacra (50 mq) eretta tra il 2022 e il 2024 su una collina nei pressi del paesino di Hillershausen in Germania.

Si tratta di una delle nove cappelle realizzate dallo studio berlinese Christoph Hesse Architects nell’ambito dell’iniziativa Open Mind Places, volta a coinvolgere gli abitanti di piccoli centri nella realizzazione di progetti impiegando materiali e lavorazioni del luogo. Come afferma il fondatore dello studio, “le scelte dei materiali per la Open Chapel sono state guidate dalla sostenibilità, dalla disponibilità e dalla durabilità”. Infatti il tetto e il portacandele sono opera di fabbri e falegnami locali, ma la vera protagonista del progetto è la pietra. Tagliata in piccoli mattoni grezzi, l’arenaria acquisisce permeabilità (grazie alle fessure tra i pilastri e nel soffitto) e leggerezza (grazie alla pianta curva e all’illuminazione che fa sembrare l’aula sacra una lanterna cinese). L’obiettivo era creare un luogo “protettivo ma aperto”, e la pietra naturale è stata la soluzione ideale per il compito.

L’arenaria incarna così un progetto “simbolo di collaborazione”, che “invita visitatori di ogni provenienza, indipendentemente dalla fede o dalle convinzioni, favorendo la riflessione, la cura e il senso di comunità.” Quindi non solo una scelta pratica o estetica, ma anche etica, come dimostra il modus operandi dello studio Christoph Hesse Architects, che si autodefinisce con un interrogativo: “l’architettura può dare potere alle persone per plasmare le proprie comunità mentre ristabilisce un equilibrio con la natura?” In particolare, la Open Chapel viene posta nella categoria dei progetti Perspective Changers, che aspirano a un’architettura che possa “cambiare il nostro modo di vedere il mondo e stimolare l’autoefficacia”, stabilendo “connessioni profonde con la natura, gli altri e se stessi”. In quest’ottica, è eloquente la scelta della pietra per portare alla luce tali ideali.

Photo Credit: https://christophhesse.eu/open-chapel/